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Papa Francesco: “Chi sfrutta la natura sfrutterà anche le persone”

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Papa Francesco: "Chi sfrutta la natura sfrutterà anche le persone"

CITTÀ DEL VATICANO. – “C’è una cosa che non dobbiamo dimenticare: chi non sa contemplare la natura e il creato, non sa contemplare le persone nella loro ricchezza. E chi vive per sfruttare la natura, finisce per sfruttare le persone e trattarle come schiavi. Questa è una legge universale: se tu non sai contemplare la natura, sarà molto difficile che saprai contemplare la gente, la bellezza delle persone, il fratello, la sorella”.

Jeber Barreto

E’ racchiuso in queste parole il senso della catechesi di papa Francesco oggi all’udienza generale – la terza nel Cortile di San Damaso col ritorno dei fedeli -, in cui ha posto l’ideale della “contemplazione” come antidoto a ogni abuso e sfruttamento della natura, e come base, invece, per “curarla” e “custodirla”

Temi, quelli degli effetti sociali della pandemia cui il Papa dedica le sue catechesi del mercoledì, che confluiranno anche nella nuova enciclica “Fratelli tutti”, sulla fraternità e l’amicizia sociale, che dopo la firma il 3 ottobre ad Assisi, sarà pubblicata il giorno successivo, festa di San Francesco

Un “evento storico perché per la prima volta un Papa firma un’enciclica fuori da Roma”, lo definisce padre Enzo Fortunato, portavoce del Sacro Convento, e “un pezzo di storia che ci aiuta a leggere la storia di questo pontificato, cogliendone alla luce della scelta del nome l”impalcatura’ evangelica”. “Eravamo abituati a vedere i Papi firmare encicliche su un tavolo di legno – dice -. Qui vedremo l’uomo argentino che guarderà negli occhi l’uomo di Assisi, firmando su un altare di pietra”

“Senza contemplazione – ha detto oggi il Pontefice -, è facile cadere in un antropocentrismo squilibrato e superbo, l”io’ al centro di tutto, che sovradimensiona il nostro ruolo di esseri umani, posizionandoci come dominatori assoluti di tutte le altre creature. Una interpretazione distorta dei testi biblici sulla creazione ha contribuito a questo sguardo sbagliato, che porta a s fruttare la terra fino a soffocarla”

“Sfruttare il creato: questo è il peccato- ha sottolineato -. Crediamo di essere al centro, pretendendo di occupare il posto di Dio e così roviniamo l’armonia del creato, l’armonia del disegno di Dio. Diventiamo predatori, dimenticando la nostra vocazione di custodi della vita”

Secondo il Papa, “non possiamo pretendere di continuare a crescere a livello materiale, senza prenderci cura della casa comune che ci accoglie. I nostri fratelli più poveri e la nostra madre terra gemono per il danno e l’ingiustizia che abbiamo provocato e reclamano un’altra rotta. Reclamano da noi una conversione, un cambio di strada: prendersi cura anche della terra, del creato”

Dunque, “è importante recuperare la dimensione contemplativa, cioè guardare la terra, il creato come un dono, non come una cosa da sfruttare per il profitto”. Per Francesco, “chi sa contemplare, più facilmente si metterà all’opera per cambiare ciò che produce degrado e danni alla salute. Si impegnerà a educare e promuovere nuove abitudini di produzione e consumo, a contribuire ad un nuovo modello di crescita economica che garantisca il rispetto per la casa comune e il rispetto per le persone”

E “ognuno di noi dev’essere custode dell’ambiente, della purezza dell’ambiente, cercando di coniugare saperi ancestrali di culture millenarie con le nuove conoscenze tecniche, affinché il nostro stile di vita sia sempre sostenibile”. Il Pontefice ha anche avvertito che sfruttare e distruggere il creato “si paga caro; non dimentichiamo quel detto spagnolo: ‘Dio perdona sempre; noi perdoniamo a volte; la natura non perdona mai'”

E ricordando il caso dei due ghiacciai che si stanno staccando in Antartide, ha pronosticato che “sarà terribile, perché il livello del mare crescerà e questo porterà tante, tante difficoltà e tanto male. E perché? Per il surriscaldamento, per non curare l’ambiente, per non curare la casa comune”

Ha quindi invocato una “rivoluzione della cura”: “Contemplare per curare, contemplare per custodire, custodire noi, il creato, i nostri figli, i nostri nipoti e custodire il futuro. Contemplare per curare e per custodire e per lasciare un’eredità alla futura generazione”

In ultimo, un commosso ricordo di don Roberto Malgesini, il sacerdote della diocesi di Como ucciso ieri “da una persona bisognosa che lui stesso aiutava, una persona malata di testa”. “Mi unisco al dolore e alla preghiera dei suoi familiari e della comunità comasca e, come ha detto il suo vescovo, rendo lode a Dio per la testimonianza, cioè per il martirio, di questo testimone della carità verso i più poveri”, ha concluso

(di Fausto Gasparroni/ANSA)